Recensione L’abisso dell’oblio – Paco Roca e Rodrigo Terrasa

In un mondo dove la memoria è un tesoro spesso sepolto sotto le macerie del tempo, L’abisso dell’oblio si erge come un faro luminoso, illuminando le ombre di un passato doloroso e di vite spezzate. Paco Roca, affiancato dalla penna penetrante di Rodrigo Terrasa, ci guida in un viaggio straziante, che non è solo una cronaca storica, ma un atto d’amore e di giustizia nei confronti di coloro che sono stati inghiottiti dalla voragine dell’oblio.

La storia si snoda attorno a José Celda, un contadino repubblicano fucilato nel 1940, simbolo delle centinaia di migliaia di spagnoli che hanno subito la brutalità del regime franchista. Ma non è solo la sua vita a essere al centro di questo racconto; è la ricerca incessante della figlia Pepica, un’ottuagenaria che, con la forza di una leonessa, lotta per riportare alla luce i resti di un padre mai dimenticato. La sua battaglia personale si intreccia con quella di Leoncio Badía, un giovane becchino che, grazie al suo coraggio e alla sua umanità, ha dedicato la sua esistenza a dare dignità a chi, come José, è stato privato anche del diritto a una sepoltura.

La figura di Leoncio emerge con particolare forza. Le sue mani, raffigurate con una delicatezza quasi materna, e il suo sguardo carico di compassione parlano di un’umanità che resiste, anche nei contesti più bui. Roca riesce a trasmettere la nobiltà del suo spirito attraverso dettagli minuziosi: le piccole bottigliette di vetro nascoste sotto i corpi, ciascuna contenente il nome e la data di esecuzione, diventano simboli di una memoria che si rifiuta di essere dimenticata.

Roca non si limita a narrare eventi storici; con il suo tratto inconfondibile e una palette cromatica che evoca emozioni profonde, rende palpabili i sentimenti di perdita, speranza e amore. Ogni pagina di questo graphic novel è intrisa di una delicatezza che tocca le corde più intime dell’anima, infondendo vita ai ricordi e ai silenzi che gravano su un intero popolo. I suoi disegni, caratterizzati da una linea chiara e da tinte semplici ma evocative, trasmettono una gamma di emozioni che le parole da sole non potrebbero mai esprimere. I volti dei personaggi raccontano storie di sofferenza e speranza, mentre gli sfondi, spesso spogli e silenziosi, rimandano a un passato che continua a pesare sul presente.

La colorazione gioca un ruolo fondamentale nel raccontare la storia. Le tonalità calde e terrose evocano un senso di nostalgia, mentre i contrasti netti tra luce e ombra riflettono le battaglie interiori dei personaggi. La scelta di colori più cupi nei momenti di maggiore tensione sottolinea il dramma della ricerca di Pepica e il peso del segreto che grava su di lei.

Un elemento particolarmente toccante è l’inserimento di sequenze che richiamano l’epica greca, dove Roca intreccia le storie di Achille, Ettore e Patroclo. Questi richiami non solo arricchiscono la narrazione, ma rafforzano l’universalità del tema del dolore e della perdita. Il lettore è guidato in un labirinto di emozioni, dove ogni pagina è un passo verso la comprensione e la catarsi. 

Le vicende di Pepica e Leoncio si trasformano in una riflessione profonda sulla memoria storica e sull’importanza di onorare i defunti. Roca solleva questioni esistenziali: cosa rimane di una persona dopo la morte se non c’è qualcuno disposto a ricordarla? La risposta si trova nel gesto semplice ma potente di dare un nome a delle ossa dimenticate, di restituire dignità a chi è stato privato di essa. È un atto di ribellione contro l’oblio, un richiamo a riconoscere il dolore e la sofferenza delle vittime di ogni dittatura.



Chi è Paco Roca?

Paco Roca, disegnatore realista che, a metà degli anni Novanta, si è fatto conoscere nel mercato spagnolo come un artista eclettico, capace di raccontare e disegnare diversi tipi di storie con la stessa intensità. Pubblica regolarmente per la rivista spagnola La Cúpula e ha realizzato diversi graphic novel: Gog, Il gioco lugubre, Figli della Alhambra e , con Tunué, Il Faro , Il Bivio, La casa, Le strade di sabbia, L’inverno del disegnatore, Memorie di un uomo in pigiama e, soprattutto, Rughe. Alcuni di questi sono stati tradotti anche in Francia.







Si ringrazia sentitamente la casa editrice per averci fornito la copia ARC per questa recensione

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